Tecniche per mantenere la rotta

ORIENTARSI CON IL SOLE –  di G. Carrozzini

Così come è irrinunciabile l’uso di cartina geografica e bussola è altrettanto imprescindibile oltre che utile conoscere alcune tecniche per mantenere una rotta (direzione e verso) lungo il percorso scelto.

La direzione, cioè l’asse ideale sul quale ci si muove, può essere mantenuta quando è identificato un punto fisso al quale riferirla.
Il primo riferimento essenziale sia per il navigatore di mare che per l’escursionista di montagna è il sole.
Alcune persone piuttosto esperte e sensibili sono in grado di riconoscere i punti cardinali osservando semplicemente la posizione del sole nella volta celeste. Questo tipo di osservazione è tanto più semplice quanto più distanti ci si trova dall’equatore, giacché proprio all’equatore è possibile che si verifichi la particolare condizione in cui il sole si trovi esattamente allo Zenit, (cioè sull’asse verticale rispetto alla persona), condizione che, nel bel mezzo di un deserto, rende impossibile comprendere dove si trovino i punti cardinali.
In questa particolare situazione l’unica possibilità per individuare i punti cardinali è osservare il movimento del sole che descrive un arco nel cielo che va da est verso ovest.

Una volta determinati i punti cardinali (Nord, Sud, Est, Ovest) è possibile scegliere una direzione. Chi non riuscisse ad identificare i punti cardinali utilizzando la bussola oppure osservando semplicemente il sole può fare riferimento alla combinazione di sole ed orologio, purché questo sia dotato di lancette.

Si tratta di un metodo piuttosto semplice: si ruota l’orologio fino a portare la lancetta delle ore a puntare in direzione del sole. L’asse che divide a metà l’angolo individuato dalla lancetta delle ore e da quella dei minuti è l’asse Nord-Sud; il Sud è posizionato nella direzione più prossima a quella del Sole.

MANTENERE LA “ROTTA DI BUSSOLA” PER AGGIRARE UN OSTACOLO

Abbiamo detto che l’uso della bussola è fondamentale per non perdere il proprio orientamento, tuttavia il suo utilizzo può andare ben oltre la semplice identificazione della propria posizione all’interno di uno spazio e con l’uso di una carta geografica.

La bussola consente di mantenere la propria direzione, ovvero l’asse ideale che abbiamo tracciato mentalmente e che ci dovrebbe condurre alla meta.
Muoversi in natura può non essere così semplice come muoversi in città.
La presenza di boschi, cespugli, rocce, fosse o fratture delle colline, valloni ed insenature, pendii e scarpate può costringerci a cambi continui e repentini di direzione.

Il cambio di direzione durante l’escursione è il momento più delicato, specie se ci sentiamo a disagio in un territorio che non conosciamo. Pertanto è bene mantenere una direzione in linea retta, in genere corrispondente a quella in cui si trova il nostro obiettivo, a meno che non stiamo percorrendo sentieri ben tracciati.
Una volta identificata sulla mappa la linea di direzione disporremo parallelamente ad essa la freccia di direzione che si trova sulla piastra della bussola.

Camminando terremo in mano la bussola avendo cura di mantenere fissa la direzione voluta.
Essendo obbligati a cambiare rotta un cambio di direzione rischierebbe di farci ruotare con la bussola perdendo in questo modo la direzione che avevamo precedentemente scelto.
Per questo motivo l’ottima prassi sarebbe quella di fermarsi ad ogni cambio di direzione, osservare verso quale punto indica la freccia di direzione della bussola e mantenendola ferma nello spazio cambiare la propria direzione. Effettuando questa semplice procedura di “arresto e cambio di direzione” (mantenendo fissa la posizione della bussola) si riesce a conservare la direzione verso l’obiettivo prescelto.
Possiamo anche riassumere questa tecnica dicendo che è sufficiente mantenere costante l’angolo che si forma fra la freccia di direzione e la freccia magnetica.

Questa tecnica tuttavia non è sufficiente per essere certi di raggiungere un punto ben definito. Ogni spostamento perpendicolare rispetto alla direzione scelta deve essere compensato da uno spostamento contrario. Se la somma degli spostamenti a destra o a sinistra rispetto alla direzione non si compensano fra loro non saremo mai in grado di raggiungere un punto preciso.
Un esempio: per superare una fossa ci sposteremo perpendicolarmente (a destra o a sinistra) rispetto alla direzione scelta per una distanza di 100 passi quindi procederemo nuovamente nella direzione scelta; una volta superata la fossa dovremo compensare quei cento passi con altrettanti passi perpendicolarmente alla direzione scelta ma nella direzione opposta a quella tenuta nella prima deviazione.

Questo problema è tanto più importante quanto più la deviazione dal percorso è maggiore. Quando circumnavighiamo una fossa, come nell’esempio precedente, possiamo ritrovare facilmente la nostra direzione corretta. Ma quando dobbiamo circumnavigare una collina o una fitta macchia boscosa gli spostamenti laterali rispetto alla nostra direzione di marcia ci possono far perdere sensibilmente la direttrice. Per questo è necessario periodicamente controllare la nostra posizione in modo da calibrare nuovamente la bussola

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