Le cose di questo mondo sono come un’alba

“L’io rinasce in un incontro”. Se uno non avesse mai visto il sole e fosse sempre vissuto nella notte, non potrebbe neanche capire cos’è la luce. Ma al primo chiarore dell’alba sarebbe colpito e travolto come da un avvenimento eccezionale, perché incominciano a delinearsi le figure delle cose.

Non è più tutto sommerso nell’omologazione ostile della notte, incominciano a vedersi le forme delle cose. Certo, non può ancora sognare il sole, eppure la luce dell’alba appartiene al sole…
Vale a dire la bellezza delle cose che sono transito, passaggio, che sono segno, “inizio-di”, perché l’alba ti introduce alla giornata; dunque è l’affermazione della bellezza delle cose, e che la loro transitorietà è il pregustare, è l’inizio dell’eterno, perciò non si perdono più («neanche un capello del vostro capo!»), e questa bellezza «non ci imprigioni».

Questo è il punto! «E la bellezza delle cose transitorie non ci imprigioni.» Quando la bellezza delle cose transitorie ci imprigiona? Quando è guardata, concepita, abbordata, vissuta obliterando la sua natura profonda, che è quella di essere accenno-a, passaggio-a, segno-di, anche se un segno e un accenno che costituiscono l’inizio del futuro, poiché non c’è soluzione di continuità fra questo essere effimero e l’essere come tale, l’essere eterno, come non c’è soluzione di continuità fra l’alba e il sole, lo splendore del mezzogiorno.

Luigi Giussani 

Cervino

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Roberto Gardino

Sono un insegnante di Educazione Fisica, appassionato di montagna, sempre alla scoperta di nuove mete. Ho fondato, con amici, la Compagnia della Cima. Sono attento all'educazione dei giovani, andando spesso in montagna con gruppi numerosi.

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